Humus Job, la piattaforma di job sharing agricolo etico

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Humus Job è la prima piattaforma di job sharing agricolo che combatte caporalato e lavoro nero e promuove il lavoro agricolo etico e regolare. Premiata da Legambiente con la Bandiera Verde, ha come obiettivo di facilitare l’incontro fra domanda e offerta di lavoro in agricoltura attraverso un contratto di rete (locale o nazionale) che permette alle piccole aziende agricole di condividere la manodopera e rendere così sostenibile l’assunzione di personale.

L’idea

L’idea è nata a marzo 2019, in valle Grana, in provincia di Cuneo, Piemonte, da Claudio, antropologo, Luca, educatore e Elena, psicologa e dalla loro voglia di cambiare vita e fare qualcosa di nuovo e di giusto. «La nostra sfida – spiega Claudio Naviglia, uno dei tre fondatori – è riuscire ad unire aziende a livello italiano per permettere loro di assumere in modo regolare e contrastare le difficoltà che si trovano spesso ad affrontare in questo senso».

Come funziona

Il funzionamento è semplice. I lavoratori caricano i propri documenti sulla piattaforma e dichiarano la propria esperienza e disponibilità a lavorare in agricoltura. Le aziende interessate a nuove assunzioni si registrano, sottoscrivono un protocollo di etica e trasparenza e quindi possono eseguire la ricerca di profili adeguati alle loro necessità.

Una volta avvenuto il matching tra domanda e offerta di lavoro, Humus Job offre la possibilità di stipulare, in modo semplice e rapido, un contratto di lavoro che garantisce diritti e sostenibilità economica. Tutto viene tracciato sulla piattaforma: profili di lavoratori e aziende, documenti, contratti, giornate lavorate. E alle aziende che stipulano un contratto di rete territoriale è rilasciato un bollino etico di qualità del lavoro.

Gli obiettivi

Tra gli obiettivi di Humus Job c’è il contrasto al caporalato e al lavoro nero, molto diffusi in agricoltura: «Non pensiamo di poter essere la soluzione al problema – precisa il fondatore – ma un’esperienza che aiuta a fare qualcosa per affrontarlo. Vogliamo mettere in campo un cambio di prospettiva, un lavoro sul lungo periodo che permetta di interrogarsi su come trovare delle soluzioni condivise e tutti insieme, coinvolgendo i diversi attori che hanno a che fare con il lavoro agricolo. Lavoratori, imprese, istituzioni. Tutti dobbiamo fare la nostra parte per fare in modo che non succeda più».

La piattaforma conta già tre reti locali, la rete ampia nazionale, 50 aziende iscritte e oltre 2400 lavoratori: «Pensiamo – commenta Naviglia – che l’economia possa essere un potente motore di cambiamento sociale. E lavorare in rete è un ottimo modo per intervenire sulle disuguaglianze. I messaggi di cambiamento passano di bocca in bocca e si diffondono. Ognuno di noi può fare la sua parte, parlandone o aderendo a progetti in cui crede. Possiamo essere tutti portatori di cambiamenti e innovazioni positivi se vogliamo».

Ascolta “Economie che Fanno Bene – Humus” su Spreaker.

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