Il Laboratorio Zanzara e la bellezza che avvina la diversità

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La Bellezza che avvicina alla diversità attraverso un progetto sociale che è (soprattutto) una risorsa.

È l’idea alla base del Laboratorio Zanzara, Cooperativa Sociale Onlus di Torino che evita di presentarsi così e preferisce parlare di lavoro: «Nel mondo del sociale – commenta Gianluca Cannizzo, uno dei soci fondatori e art director – parlare di economia non piace. Così come dire che un progetto è anche una risorsa economica sembra un po’ una parolaccia. Invece noi ci crediamo e lo riteniamo un aspetto importante perché senza la vendita dei nostri prodotti non potremmo esistere».

Gli inizi

Prima di essere autonomo e noto, il laboratorio faceva parte dei servizi offerti dalla Cooperativa Incontro: «Si trattava di un centro di lavoro guidato – racconta Cannizzo -. Eravamo una delle attività a disposizione degli ospiti con disabilità mentale della Cooperativa». Era la fine degli anni Novanta e per 12 anni il progetto è andato avanti così. Fino al 2010 quando Gianluca e altre persone hanno deciso di fondare la propria realtà: «Abbiamo creato un ambiente dove tutti potessero sentirsi bene».

Il nome è nato per caso: «Abbiamo trovato un disegno di un ospite del centro di lavoro che ci colpì. Capimmo che era un buon simbolo per comunicare il nostro voler “dare fastidio” al mondo tradizionale del sociale».

Gli sviluppi

Dal 2010 ad oggi hanno lavorato al Laboratorio Zanzara tra le 40 e le 50 persone. In questo momento ne fanno parte 20 persone affette da disabilità mentale e 7 operatori, di cui un’educatrice professionale, mentre gli altri hanno competenze nel mondo dell’arte, del design, della grafica.

«La bellezza e l’arte sono al centro del progetto – spiega Cannizzo -. I ragazzi lavorano su commissione e su nostra indicazione. I loro disegni diventano poi sculture o serigrafie che stampiamo in autonomia e che finiscono sulle nostre maglie, borse, stampe».

La progettualità e il lavoro vero e condiviso sono alla base del Laboratorio Zanzara. L’intenzione è far sentire tutti parte del processo, allo stesso modo, in base alle singole competenze messe al servizio di un fine comune: «Antonino era il nostro aforista – racconta Cannizzo -. Sono sue le nostre frasi più celebri, compresa quella ormai iconica “Un’ora al giorno almeno bisogna essere felici”. Gli davano uno spunto da cui partire e lui lo concludeva. Oppure estrapolavamo un concetto dai contesti più deliranti. Poi il lavoro passava ad altri, con maggiori capacità di disegno o di scrittura visto che la grafia di Antonino non era bellissima. In questo modo tutti partecipavano e alla fine si sentivano parte della costruzione di un prodotto».

Antonino se n’è andato a luglio a 58 anni e sarà ricordato con un libro a lui dedicato che raccoglie tutti gli aforismi che ha ideato in tanti anni di lavoro al laboratorio, dal 1999 al 2020. Lavoro che a causa dei lockdown e dell’emergenza sanitaria ha dovuto essere reinventato: «Ogni 15 giorni consegnavamo un pacco a casa con un esercizio di disegno da fare e abbiamo dato a tutti un quaderno sul quale annotare i propri pensieri. C’è poi una chat dove condividiamo quello che pensiamo e proviamo. Il laboratorio però per i nostri colleghi affetti da disabilità mentale era la loro quotidianità ed è stato più doloroso che per altre situazioni perderla».

Con il Natale che si avvicina, le realtà delle economie che fanno bene raccontate fino a qui sono un’ottima scelta per fare dei regali non solo belli, ma anche capaci di rendere felici: chi li fa, chi li riceve e le realtà che li hanno ideati. Come il Laboratorio Zanzara.

Vuoi ascoltare il podcast? Lo trovi qui:
Ascolta “Economie che Fanno Bene – Laboratorio Zanzara” su Spreaker.

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