La parola della settimana: ecosistema

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Buongiorno piccolo contadino!

La parola chiave di questa settimana è: ecosistema.

Guardiamo, come sempre, cosa c’è scritto nel vocabolario.

Vocabolario:

Ecosistema: L’insieme degli organismi viventi e della materia non vivente che interagiscono in un determinato ambiente, costituendo un sistema autosufficiente e in equilibrio dinamico. E ancora: Associazione di elementi in un complesso organico e funzionale.

Etimologia:

è una parola composta da eco(dal greco ambiente), inteso come “posto per vivere” e da sistemache deriva dal greco Syn (con, insieme) e Stema (stare, collocare). Praticamente significa “vivere stando insieme”.

Sinonimi e contrari:

sinonimi: ambiente, biogeocenosi, biosistema. Contrari: non li ho trovati!! Che bella cosa… l’ecosistema non ha una parola contraria.

È una parola che avete sentito dire sicuramente tante volte, anche perché siamo immersi totalmente in un ecosistema, che sia naturale, artificiale, in campagna o in città.

Ancora una volta, come sempre, il primo esempio tocca alle nostre fantastiche galline!

L’esempio con le galline

Facciamoci aiutare a capire quanto può essere complesso e fragile un ecosistema.

La gallina pascola, e mangia l’erba, i semi e gli insetti. Poi, come tutti gli animali, fa la cacca.

Proprio i suoi scarti sono l’ambiente perfetto per far crescere nuova erba e attirare nuovi insetti (i lombrichi per esempio) che poi diventano di nuovo cibo per la gallina.

In più, noi possiamo usare proprio la cacca di gallina per migliorare il terreno del nostro orto, e ogni tanto, possiamo liberare le galline proprio nell’orto, quando non ci sono le verdure, in modo che mangino erbe selvatiche e insetti. È così che l’ecosistema di campagna si arricchisce.

E badate bene, un ecosistema naturale come un prato ha una complessità che difficilmente si riesce a riprodurre: i minerali che ci sono nei sassolini aiutano a fare il guscio delle uova più duro, le proteine degli insetti ad avere muscoli più forti, e tante, tantissime altre cose!

E noi umani, come stiamo in un ecosistema?

L’esempio degli essere umani

Noi umani siamo sempre in un ecosistema, e possiamo fare la differenza se ce ne rendiamo conto e cerchiamo di imitare ed entrare in sintonia con gli ecosistemi naturali.

Per esempio, le industrie, come sapete, producono scarti di lavorazione, che noi umani spesso buttiamo nei fiumi, nel suolo, nel mare, inquinando e distruggendo gli ecosistemi naturali.

Se noi invece imitiamo gli animali e le piante, che nel loro ecosistema trasformano gli scarti in risorse, possiamo creare valore anche dalle cose che si butterebbero! Per esempio, con gli scarti della lavorazione del caffè possiamo produrre funghi, oppure dagli scarti del legno possiamo produrre energia, e molte altre cose. Si chiama economia circolare, ed imita gli ecosistemi naturali.

Adesso vediamo come le piante stanno in un ecosistema.

L’esempio delle piante

Le piante sono gli esseri che hanno creato gli ecosistemi che conosciamo.

Grazie a loro si è creata la nostra atmosfera, il suolo, l’equilibrio tra sole e pioggia.

Essendo maestre di ecosistemi, hanno creato delle relazioni incredibili con gli animali e gli insetti. Pensate a quei semini che si attaccano ai pantaloni, vi è mai successo in campagna? Sono così appiccicosi in modo da essere portati lontano, attaccandosi al pelo degli animali.

In questo modo la pianta riesce, grazie alla collaborazione con gli animali, a moltiplicarsi anche lontano dal punto in cui è nata.

O ad alcune piante tropicali, che possono essere impollinate solo da una specie di farfalla, e se manca quella specie, la pianta si estingue.

Sono solo due esempi, perché gli ecosistemi sono molto molto complessi, con centinaia di relazioni e collaborazioni tra tutti i loro elementi.

La pianta di questa settimana: l’alloro

Anche questa pianta è famosissima fin dall’antichità, e anche lei è un po’ speciale, perché ha le foglie larghe, che però d’inverno non cadono.

Gli antichi imperatori romani la mettevano attorno alla testa per celebrare le vittorie, e ancora oggi, quando si finisce l’università, si dice che ci si laurea, ovvero ci si mette una corona di alloro in testa! Il nome latino dell’alloro è “laurus nobilis”, da lì deriva la parola  “laurea”.

L’alloro è prezioso in cucina, per insaporire i piatti di carne e quelli con verdure sostanziose come la zucca, le patate, i fagioli.

E adesso, compiti a casa! Vi farò sperimentare il modo di riconoscere un’erba usando l’olfatto.

Cercate una foglia di alloro, si trova spessissimo anche in città, e stropicciatela tra le mani rompendola, e poi annusatela. Vi assicuro che sentirete il profumo dell’alloro come non lo avete mai sentito!

Potete fare la stessa prova con rosmarino, salvia, menta e altre erbe officinali, rimarrete davvero sorpresi. In questo modo infatti si rompono le microscopiche capsule che contengono gli oli essenziali, le sostanze profumate delle piante, e il profumo si espande nell’aria velocissimo e potente.

Alla prossima, piccoli contadini!

Pietro Isolan

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