La ristorazione che fa bene: le storie di Consonanze

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L’economia che fa bene, che rende felici, che sa guardare oltre il profitto e mette al primo posto il benessere delle comunità è stata la protagonista delle puntate del venerdì di Consonanze – La Radio che Fa Bene su Radio Beckwith.

Dopo aver approfondito alcune storie di agricoltura sociale (se te le sei perse trovi il nostro articolo qui), nelle ultime settimane abbiamo raccontato diversi esempi di ristorazione sociale. Storie con al centro il cibo come veicolo di storia, cultura e tradizioni e capaci di generare lavoro per la comunità e per soggetti fragili, dai disabili ai detenuti.

 

Abbiamo incontrato Pandan, l’emporio a conduzione sociale della Cooperativa Esserci che dà possibilità a persone con disabilità di lavorare e sviluppare le proprie capacità. Come Lollo che si occupa del bar in un ambiente famigliare e amichevole. Il locale, come ha raccontato il responsabile Paolo Vallinotti «ha un rapporto forte e importante con il quartiere in cui si trova. Stiamo anche lavorando per pedonalizzare la strada in cui ci troviamo per migliorare l’ambiente in cui viviamo. Da settembre inoltre vorremmo aprire un Alzheimer Café».

 

 

 

Anche l’Ex Mattatoio di Chieri è un bell’esempio di cosa significa fare ristorazione sociale. Frutto del lavoro della cooperativa Exaet, è nato all’interno di un edificio comunale inutilizzato, sceglie prodotti del territorio lavorando con le aziende agricole locali, è diventato un punto di incontro, condivisione e un luogo di aggregazione per la comunità e dà lavoro a persone con disabilità. I concetti cardine su cui si basa il loro progetto sono l’inserimento lavorativo che permette ai più deboli di diventare parte attiva della società, raggiungendo autonomia economica e sociale, l’attenzione all’ambiente grazie alla scelta di fornitori, prodotti, metodi produttivi che rispettino la natura (un’esigenza economica, oltre che sociale), la centralità della salute e la redistribuzione del valore generato sul territorio, attraverso le filiere e le reti.

 

Obiettivo, quello della redistribuzione della ricchezza e del benessere sulle comunità, condiviso anche dalla cooperativa Pausa Café che offre percorsi di reinserimento sociale e lavorativo ai detenuti degli istituiti di pena italiani e in Centro America opera a fianco di comunità indigene produttrici di caffè, storicamente escluse dai benefici del proprio lavoro. «In circa 15 anni di progetto – racconta il vice presidente della cooperativa Luciano Cambellotti – abbiamo coinvolto un centinaio di persone detenute che nel 70 % dei casi hanno trovato lavoro, continuato a collaborare con noi o sono diventati soci della cooperativa». Pausa Café produce caffè ovviamente, ma anche birra, pane e dal 2010 gestisce un bistrot sociale a Grugliasco che utilizza i prodotti provenienti dai progetti nelle carceri.

 

Tutti progetti, quelli raccontati, che mettono al centro principi e valori come l’altruismo e la cura dei più deboli, la comunità come parte attiva della società, l’economia circolare intesa anche come valore che resta sul territorio, i pari diritti e doveri di tutti, l’uguaglianza e l’indipendenza, che significa libertà grazie ai frutti economici del proprio lavoro. Economia di valore, per tutti.

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