NEMO, la cooperativa che vuole innovare l’economia di montagna

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NEMO – Nuova Economia in Montagna – è un’idea che nasce da Francesco Di Meglio, un educatore professionale che circa vent’anni fa si è trovato a dividere la sua vita tra città e montagna. Proprio da questa esperienza è nata l’intuizione che sta alla base del progetto: «Vedere nei territori montani una vera e propria palestra, piena di opportunità, da cui si può partire per portare avanti l’innovazione territoriale».

NEMO nasce prima come associazione e poi come cooperativa, e lavora principalmente nelle valli del cuneese (Val Varaita, Grana e Stura) come impresa di montagna. È composta da persone, sia giovani sia adulti, che vivono in quelle zone e che lavorano per superare il gap tra città e montagna, andando a valorizzare i territori montani come luoghi in cui sperimentare delle buone pratiche.

In questo periodo di crisi pandemica, l’economia di montagna si trova in una condizione di particolare fragilità. La mancata riapertura delle piste da sci mette in crisi tanti territori che hanno puntato molto (se non tutto) sul turismo legato allo sci alpino. NEMO si propone dunque di cogliere l’attuale momento di crisi per ripensare l’economia locale rendendola multifunzionale e più rispettosa dell’ambiente. «Basta pensare – commentano Carlo Salot e Pietro Cigna, rappresentanti del progetto – agli attuali costi molto elevati, sia dal punto di vista energetico (acqua/elettricità) sia dal punto di vista della degradazione territoriale (neve artificiale), legati allo sci alpino per capire che questa non è una situazione sostenibile in una prospettiva di lungo periodo».

Un aspetto chiave legato alla transizione sostenibile dell’economia montana è il superamento della visione della montagna come una “colonia” della città. Un luogo da cui estrarre risorse naturali, a partire all’acqua, e da visitare di tanto in tanto per respirare un po’ di aria pulita, senza considerare quelle che sono le vere esigenze del territorio e delle persone che ci vivono. NEMO vuole trasformare questo approccio unilaterale in un mutuo scambio di risorse e competenze, che possa fare bene sia all’ambiente montano sia a quello cittadino.

«È indispensabile – spiegano Salot e Cigna – conoscere i territori e conoscere le persone che ci abitano, in modo da inquadrare le iniziative già presenti e dunque poterle raccontare alle stesse istituzioni che si occupano di sviluppo locale, che spesso non sono adeguatamente informate sulle esperienze e sui bisogni dei loro territori. Conoscere i luoghi permette di sviluppare risorse e servizi mirati, che aiutino a colmare con efficacia quelle lacune che ancora oggi lasciano la montagna in una posizione svantaggiata e  marginalizzata, rispetto alla città».

NEMO ha dunque l’ambizione di proporsi come un vero e proprio tutor dell’innovazione territoriale: «L’obiettivo è creare una sinergia tra la conoscenza “accademica” dell’area urbana e il sapere “atavico” dei territori montani, in modo da prendere il meglio da entrambe le prospettive e costruire un modello di sviluppo territoriale quanto più completo ed efficace possibile. Per farlo è indispensabile costruire delle reti, composte dagli attori territoriali disposti a condividere le loro esperienze innovative nelle zone di montagna».

Partendo proprio dall’attenzione e dall’agevolazione dei legami trasversali tra i territori, nel futuro NEMO cercherà di aumentare il sostegno alla rete dei lavoratori montani e di mettersi a disposizione delle istituzioni che si occupano di sviluppo locale. L’intenzione è di trasformare questa rete in un vero e proprio sistema, scalabile e replicabile a molti livelli.

Arianna Zatti

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