Cosa vuol dire rinascere? La lezione della crisi Covid

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La parola

rinàscere v. intr. [lat. renasci, comp. di re– e nasci «nascere»] (coniug. come nascere; aus. essere). – 1. Nascere di nuovoper li gran savi si confessa Che la fenice more e poi rinasce (Dante); mi piacerebbe rfra mille anni; e scherz.: se rinascovoglio fare il contadino; riferito, in usi letter., alla seconda vita: Già non si deve a te doglia né pianto Ché se mori nel mondoin ciel rinasci (T. Tasso). Di piante o di parti del corpo, ricrescere: in primavera rinascono le fogliegli sono rinati due dentile unghie rinascono lentamentelozione per far ri capelli; di fatti astronomici o meteorologici, ritornare, ripetersi: il soleil mattino rinasceva dal mare2. fig. a. Delle forze del corpo o dell’animo, di pensiero e sentimenti, riprendere vigore dopo un periodo di debolezza, di depressione, di attenuazione: quest’aria mi ha fatto rle forzela salutebastò una parola a fargli ril dubbioil sospettola passione sopita rinacque più violentagli rinasceva una fosca speranza di ripigliare l’animo anticole antiche voglie (Manzoni); della civiltà, della cultura, delle arti, risvegliarsi, rifiorire dopo un periodo di barbarie, di ignoranza: lo studio dei classici rinacque con l’Umanesimocon le arti rinacquenel periodo detto appunto Rinascimentola scienza; di attività economiche, riprendere in pieno, ritornare a un alto livello: l’industria cominciò a rgià nei primi anni del dopoguerra
Siamo chiamati a sforzi globali dopo la lezione della fragilità , la sfida dell’interdipendenza, l’obiettivo di attuare un futuro migliore per tutti.

Dobbiamo mettere a punto, proprio partendo dalla dolorosa esperienza del virus, un progetto comune di bene capace di ridefinire i punti più a rischio della nostra civiltà , colmando ingiustizie e diseguaglianze. «Questa pandemia rende straordinariamente acuta una duplice consapevolezza. Da una parte ci fa vedere come siamo tutti interdipendenti: quello che accade in qualche parte della terra, ormai, coinvolge il mondo. Dall’altra accentua le disuguaglianze: siamo tutti nella stessa tempesta, ma non sulla stessa barca. Chi ha barche più fragili affonda più facilmente».

È possibile, grazie alla lezione della pandemia, invertire la rotta?

È possibile trovare un pensiero che possa trasformarsi in un ringraziamento per la vita data, come se fosse un passaggio verso una rinascita della vita?

Quale conversione del pensiero e dell’agire siamo preparati a vivere nella nostra responsabilità comune per la famiglia umana?

«Abbiamo imparato la lezione della fragilità, siamo fragili».

Ecco cosa siamo tutti: radicalmente segnati dall’esperienza della finitudine che è il cuore della nostra esistenza.

Questa esperienza non si trova lì per caso, non ci sfiora con il tocco gentile di una presenza transitoria, non ci lascia vivere indisturbati nella convinzione che tutto andrà  secondo i nostri piani.

Altrettanto rilevante la “lezione della finitudine” e il sogno spezzato dell’autonomia: la pandemia non è una casualità  se consideriamo la catena di connessioni che unisce i seguenti fenomeni: deforestazione, animali selvatici spinti in prossimità degli habitat umani, trasmissioni più facili di virus da animale a uomo, allevamenti intensivi. Ci siamo costruiti un ethos di prevaricazione e disprezzo nei confronti di ciò che ci è dato nella promessa primordiale della creazione.

La pandemia ha mostrato che nessun Paese può procedere in modo indipendente dagli altri, non solo per motivi sanitari, ma anche economici.

Serve insomma una nuova visione, una rinnovata capacità  di promuovere un’etica del cambiamento capace di preparare la strada a una rinascita personale e sociale.

Una prospettiva che interroga a comprendere più in profondità  che l’incertezza e la fragilità sono dimensioni costitutive della condizione umana. Occorre rispettare questo limite e tenerlo presente in ogni progetto di sviluppo, prendendosi cura della vulnerabilità  degli altri, perchè siamo affidati gli uni agli altri.

La citazione

Posso convivere con il dubbio, l’incertezza e il non sapere. Penso sia molto più interessante dell’avere risposte che potrebbero essere sbagliate. Per sopravvivere bisogna lasciare aperta la porta dell’ignoto.

Richard P. Feynman, The uncertainly of science, 1963

L’esperienza

La scorsa settimana la Rivista internazionale ha dedicato all’incertezza l’intero numero, titolando “Il valore dell’incertezza”, sottotitolo. Rivista…

Il libro

Guida galattica per gli autostoppisti è un romanzo di fantascienza umoristica del 1979 scritto dal britannico Douglas Adams.

L’incipit del libro è questo:

«Lontano, nei dimenticati spazi non segnati nelle carte geografiche dell’estremo limite della Spirale Ovest della Galassia, c’è un piccolo e insignificante sole giallo. A orbitare intorno a esso, alla distanza di 149 milioni di chilometri, c’è un piccolo, trascurabilissimo pianeta azzurro-verde, le cui forme di vita, discendenti dalle scimmie, sono così incredibilmente primitive che credono ancora che gli orologi da polso digitali siano un’ottima invenzione».

Il protagonista è Arthur Dent. Egli scopre che alcune ruspe gialle (che ha appena notato nel suo giardino) stanno per demolirgli la casa in cui abita per fare spazio a una nuova superstrada. Dopo poche ore gli abitanti della Terra scopriranno che il loro pianeta sta per avere lo stesso destino, a causa di una flotta di astronavi, che appaiono improvvisamente nel cielo.

Arthur viene salvato da un suo vecchio amico, Ford Prefect (che si rivela essere un alieno) chiedendo un passaggio ad una delle astronavi demolitrici. Arthur scoprirà  così un universo sconosciuto, nel senso letterale del termine, in cui la sua unica bussola sarà  la Guida Galattica per gli Autostoppisti.

Ford lo condurrà  in avventure entusiasmanti ed improbabili, sballottati in giro per lo spazio-tempo a bordo dell’astronave “Cuore d’Oro”, che viaggia a “propulsione di improbabilità  infinita”, in compagnia di un vecchio amico d’infanzia di Ford a due teste. Giunti sul leggendario pianeta Magrathea incontreranno il progettista che ha costruito la Terra e i clienti che gliela avevano commissionata e scopre che erano due topi.

Il senso

Le cose più strane per noi possono diventare la nostra nuova normalità , potremmo vivere in luoghi e in modi che consideriamo alieni.

Voglio credere e vorrei che in tanti credessimo che la dissoluzione delle diseguaglianze e di coloro che distruggono l’ambiente sia la nostra prossima pista di atterraggio.

Tiziana Ciampolini

Vuoi ascoltare il podcast? Lo trovi qui:

Ascolta “Ad Alto Impatto Umano – Rinascita – Tiziana Ciampolini” su Spreaker.

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